Tiger's Nest Bhutan

Granelli di felicità sull’Himalaya

Avete mai sentito parlare del Bhutan? L’accento va sulla a, tanto per cominciare. È un granello di felicità disperso tra le vette dell’Himalaya, schiacciato ma non contaminato da Cina e India. È governato da una monarchia illuminata che incentra lo sviluppo sulla felicità interna lorda del popolo. Producono stoffe pregiate e tonnellate di un riso rosso unico perché coltivato oltre i 2700 metri di quota. Si ubriacano con poco whisky mescolato a succo di mela e le loro donne hanno visi che non si dimenticano. Sarà stato per il netto contrasto tra il raccoglimento silenzioso di questo regno incastrato tra i monti e il chiasso dei clacson di Kathmandu o il vocio delle contrattazioni di Istanbul, fatto sta che del Bhutan continuiamo a parlare.

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Perché andare in Bhutan

È autentico. Non esistono più, su questo pianeta, molti posti che siano autentici. E forse anche il Bhutan lo sarà ancora per poco. Le persone sorridono anche se non hanno i vetri alle finestre, condividono la propria serenità senza invidiare lo smartphone che hai in tasca. Certo, la tecnologia e la globalizzazione si stanno arrivando anche qui, ma la speranza è che questo popolo non perda mai del tutto la propria ingenua semplicità.

La cultura. Un altro motivo è il grande patrimonio culturale che vi si nasconde. Il Bhutan è l’unica nazione Buddhista Vajrayāna al mondo: questo filone “esoterico” del Buddhismo ritiene che il discepolo, benedetto da determinate doti e grazie alla guida di un saggio maestro, possa raggiungere le Verità Ultime e l’Illuminazione nell’arco di più rinascite o addirittura di una sola vita. La storia della religione bhutanese ha un grande protagonista, Guru Rinpoche. Egli nacque da un fiore di loto e giunse in Bhutan in dorso ad una tigre volante (che pare fosse la moglie trasformata): arrivò in una grotta dove ora sorge il famoso monastero Tiger’s Nest e lì rimase 3 anni, 3 mesi, 3 settimane e 3 giorni a meditare per sottomettere i demoni che affliggevano il popolo bhutanese. Il folklore culturale bhutanese è colorito e astruso e non può non colpire ed affascinare.

La serenità di questo popolo e di questa terra è un altro ottimo motivo per visitare il Bhutan. C’è una sorta di elevazione dello spirito difficile da esprimere a parole. Sono gente orgogliosa e allegra, verrebbe da dire quasi spensierata. Venerano il proprio re con sincera devozione. Dagli anni Settanta, il re ha teorizzato uno sviluppo basato sulla felicità interna lorda: non di solo PIL vive l’uomo, ma di bisogni materiali, spirituali ed emozionali. Il piccolo progressista regno del Bhutan basa il suo sviluppo sul benessere dell’individuo, sulla conservazione dell’ambiente e della cultura, sulla crescita e sullo sviluppo della persona, sull’equità. I passi avanti negli ambiti assistenziali sono stati notevoli negli ultimi decenni, come anche i progressi in termini di responsabilità sociale e ambientale. Il Bhutan è stato il primo paese in cui entrò in vigore il divieto di fumo nei luoghi pubblici e istruzione ed assistenza sanitaria sono gratuiti.

I trekking. Sarà meno blasonato del vicino Nepal, ma anche in Bhutan si possono fare trekking senza eguali. Il più famoso, impegnativo e stimolante è lo Snowman Trekking (il “trekking dell’uomo delle nevi”), 25 giorni a piedi nelle aree più remote e selvagge del Bhutan con altitudini che superano i 5000 metri. Con escursioni meno impegnative si può comunque godere della bellezza dei paesaggi montani e si possono raggiungere mete interessanti, come il Tiger’s Nest (Taktsang Lhakhang), un monastero arroccato su uno sperone roccioso ad un’altitudine di oltre 3000 metri.

La natura. Il Bhutan è ricoperto per oltre il 70% da foreste che, grazie ad un recente provvedimento reale, verrano tutelate per sempre; la biodiversità è incredibile: passando da aree a clima tropicale fino a zone alpine e subalpine, in Bhutan la varietà di fauna e flora è straordinaria. In Bhutan vivono leopardi delle nevi, orsi himalayani, panda rossi, yak, tigri del Bengala, rinoceronti, elefanti, scimmie e una marea di avifauna, tra cui le gru dal collo nero, una specie in via di estinzione che qui sverna nei mesi invernali.

I festival religiosi. I festival religiosi bhutanesi sono molteplici, colorati, rumorosi e coinvolgenti. Noi siamo capitati per puro caso in occasione di un festival di cui purtroppo non ricordiamo il nome che, ci hanno detto, si tiene qualcosa come ogni 52 anni: è stata un’esperienza molto bella, lasciarsi coinvolgere dai canti dei monaci e dall’atmosfera festosa. I festival religiosi, in qualche modo simili ai matsuri giapponesi, culminano in danze e sfilate dei monaci con indosso le maschere tradizionali.

Come arrivare in Bhutan?

Il Bhutan ha molto a cuore che il turismo possa comprendere, apprezzare e rispettare la cultura del Paese che li ospita: per questo motivo, a meno che arriviate da India, Bangladesh o Maldive, dovrete necessariamente appoggiarvi ad un’agenzia locale autorizzata. La tariffa giornaliera minima è stabilita dal governo e si aggira intorno ai 200-250 USD al giorno a persona; questa tariffa comprende tutti i costi di vitto e alloggio, spostamenti (esclusi eventuali voli interni), accompagnamento con guida e/o autista privato e le tasse (sono esclusi naturalmente anche i costi del traporto da e per il Bhutan). La cifra, indubbiamente, non è per tutte le tasche, ma avere una guida è senza dubbio un valore aggiunto, sia per approcciarsi e approfondire gli aspetti religiosi e culturali di questo popolo, sia perché ben poche persone parlano o capiscono l’inglese.

Facilmente in Bhutan si arriva in volo. L’aeroporto di Paro è considerato uno dei più pericolosi al mondo: solo pochi piloti hanno i permessi per atterrare su questa difficilissima pista stretta tra picchi alti più di 5000 metri. La compagnia aerea di bandiera, la Druk Air, vola su Paro da India, Nepal, Thailandia, Bangladesh, Myanmar e Singapore.

Curiosità sul Bhutan

In Bhutan non esistono le gallerie: i timori religiosi e il rispetto ambientale dei bhutanesi vieta loro di traforare le montagne e, di conseguenza, le strade bhutanesi sono un susseguirsi di tornanti e valichi che regalano splendidi paesaggi. In Bhutan non esistono neppure i semafori, ma solo vigili urbani.

In Bhutan vi è la cima mai scalata più alta al mondo: è il Gangkar Puensum, alto 7570 m. Non fu mai scalato e mai lo sarà visto che, dagli anni Novanta, in Bhutan vige il divieto di organizzare spedizioni in montagna oltre i 6000 metri. I bhutanesi credono che le alte vette himalayane siano la dimora delle divinità da cui dipende la loro felicità e prosperità e credono anche che sia meglio non disturbarle…

Consigli (e avvertenze) per un viaggio in Bhutan

  1. Salite fino al Tiger’s Nest, magari fatelo in inverno, meglio se ad un certo punto inizia anche a nevicare un po’. Quando sarete quasi in cima, prima della lunga scalinata finale, raggiungerete una piccola baracca che ospita i ceri e le candele votive. Se siete fortunati, il monaco incaricato di tenere accese le candele vi offrirà te con latte e biscotti come segno di ospitalità. A noi è successo e, dopo quella salita al freddo, il calore dolcissimo di questa bevanda ha rinfrancato corpo e spirito.
  2. Fate un hot stone bath. Ma non fatelo nel vostro hotel. Fatevi portare dalla vostra guida in uno dei posti dove vanno i bhutanesi. È stato così che siamo capitati in una sorta di stalla riadattata a “spa”, con vasche in legno per metà all’interno e per metà all’esterno: da fuori un addetto getta le pietre arroventate sul fuoco nell’acqua mentre voi, come rospi in pentola, vi lasciate cuocere lentamente tra i vapori e gli aromi di artemisia e altre piante alpine. Un toccasana per muscoli e giunture dopo il trekking.
  3. Portatevi i tappi per le orecchie perché ci sono moltissimi cani randagi (tutti vaccinati eh) che di notte fanno una cagnara pazzesca.
  4. Assaggiate il te con burro di yak e sale: è assurdamente rosa ed assurdamente cattivo, ma va raccontato!
  5. Se, come noi, vi farete coinvolgere nei rituali religiosi locali, fate attenzione perché l’acqua “sacra” che vi verrà offerte nei templi e nei monasteri è piena di canfora: un sapore difficile da cancellare dalle papille e dalla memoria!
amici bhutanesi

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Visita il sito ufficiale del turismo del Bhutan.

26 commenti su “Granelli di felicità sull’Himalaya

  1. Non conoscevo bene il Buthan, ma sono felice di aver scoperto il tuo articolo. Mi piacciono un sacco le curiosità e gli aneddoti che racconti, invece che del solito itinerario che potrebbe essere elencato. In questo modo se mai dovessi andarci, non mi sentirei del tutto spaesata e con qualche conoscenza della loro cultura che non fa mai male:)

    1. Ci fa davvero piacere leggere le tue parole: il nostro obiettivo è quello di comunicare emozioni, sensazioni, far conoscere e incuriosire. A volte aggiungiamo qualche informazione pratica, ma altre volte ci interessa proprio concentrarci su dettagli che chi non è mai stato in un posto potrebbe ignorare e che invece potrebbero essere la chiave di volta per scegliere di fare un viaggio proprio in quel posto speciale

  2. Mai sentito parlare del Buthan, ma sono davvero contenta di averlo scoperto grazie al vostro articolo! Vorrei tanto andarci, mi ispira ogni cosa che avete citato, soprattutto il concetto di felicità interna lorda. Che meraviglia, dovremmo tutti prendere esempio!

  3. Ho conosciuto il Buthan tanti anni fa grazie alla lettura di un libro, “Oltre il cielo, oltre la terra”. Prima non ne avevo mai sentito parlare! Da allora però la metto sempre fra le mete dove un giorno vorrei andare ed è rimasta una destinazione del cuore! Quando mi informai allora, era complicato anche ottenere il visto, ora immagino non sia più così.

    1. Non lo è, infatti: visto che è necessario appoggiarsi ad un’agenzia locale, il visto si può ottenere tramite loro con semplicità. La Earth Viaggi organizza tour (anche individuali su misura) in Bhutan con ottime guide locali, noi abbiamo viaggiato con loro e ci siamo trovati bene

  4. Siete stati in Bhutan? Deve essere stata un’esperienza fantastica. Sono stata solo in Nepal, ma in effetti Kathamandu non ha più quell’alone mistico e autentico (anche se ci sono comunque piccole eccezioni). Mi ha sempre spaventato però il costo. Quanto tempo consigliate?

    1. Noi siamo stati 10 giorni e, se non prevedi lunghi trekking, sono abbastanza per vedere i luoghi più “famosi” e aggiungere qualche chicca (noi ad esempio solo stati nella Gangtey Valley per vedere le gru dal collo nero, in via di estinzione, che qui svernano in inverno)

  5. Ci volevo andare qualche anno fa poi ho cambiato destinazione, m’ispira molto e sono curiosa di vedere questo paese così felice, sono già stata in Nepal per cui immagino quanto mi potrebbe piacere

    1. è profondamente differente dal Nepal: noi, di ritorno dal Bhutan, ci siamo fermati per un paio di giorni a Kathmandu e quel chiasso festoso dei nepalesi ci è sembrato così in contrasto con la flemma serena dei bhutanesi.
      ps. bella anche Kathmandu, non fraintenderci, ma profondamente diversa

  6. Ci sono stata tantissimi anni fa (28 più o meno) e ne ho un ricordo meraviglioso. Trekking incredibili, dzong meravigliosi e un clima a metà tra felicità e misticismo. Insomma, fiato corto per l’altitudine e lo stupore: ma il te con burro di yak è terribile…

  7. Il Buthan è in cima alla mia lista dei desideri; se non fosse stato per il Covid, avremmo dovuto andarci la scorsa primavera. Naturalmente è saltato tutto, ma la voglia di andarci rimane!

  8. Quando stavamo organizzando il viaggio in Nepal, ci è venuta la voglia di andare in Buthan, ma poi visti i prezzi e la difficoltà del viaggio ci abbiamo rinunciato.
    Ma ci è rimasta la curiosità di un paese veramente autentico e che deve essere spettacolare.
    Sarà per un’altra volta…

  9. E’ uno dei paesi che è nella mia lista in quanto come hai scritto tu ancora autentico, ed è quello che cerco quando viaggio. L’unica cosa per cui ancora non ho messo piede in questo territorio è l’alto costo del suo visto. Ma prima o poi ci andrò

  10. So davvero pochissimo del Bhutan e infatti ero sicura che l’accento fosse sulla ù 😉 Per questo non ho mai preso in considerazione un viaggio che avesse per meta questo paese, ma ho appena cambiato idea perché la cosa della felicità interna lorda la trovo bellissima. Credo che tutti noi avremmo bisogno di vivere un po’ in uno spirito del genere.

  11. Avevo forse solo vagamente sentito nominare il Buthan e non immaginavo che si trattasse di un tale paradiso. Già il fatto che sia difficilmente raggiungibile lo preserva da molte contaminazioni e mi pare anche che il governo sia molto illuminato dato che (forse unico al mondo in questo momento) tiene in così alta considerazione il benessere dei cittadini. Infine ho adorato il capitolo dedicato ai consigli: mi sono già immaginata a crogiolarmi nella vasca della spa

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